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58 Avvocati e Giuristi illustri salentini
La vita del Capone è esemplare come vicenda Bibliografia: L. GiustiniAni, Memorie istoriche degli Scrittori
di una carriera universitaria del Seicento, spesso Legali del Regno di Napoli, tomo I, Stamperia Simoniana,
legata ai favori della corona e interrotta da con- Napoli, 1787, pp. 195-197; E. coRtese, Capone, Giulio, in
Dizionario biografico dei giuristi italiani (XII-XX secolo),
trasti interni e da casualità non rare come le epi- Bologna, il Mulino, 2013, pp. 432-433, ove sono riportate
demie. più ampie indicazioni bibliografiche. Cfr. inoltre Capone,
Certo è che egli si segnalò tra i contemporanei, Giulio, di A. MAzzAcAne in Dizionario biografico degli Ita-
oltre che per il suo esercizio professionale, per la liani, vol. XVIII, Roma, Istituto della Enciclopedia Italiana,
1975.
vastità della sua dottrina, che lo fece stimare tra i
più noti studiosi del Regno. Hervé A. Cavallera
Caputo Giovanni (Brindisi, 7 maggio 1894 - Ivi, 1 luglio 1964)
iovanni Caputo, di lui e del suo famoso
Gstudio, chiamato dai brindisini “il senato”,
il senatore della Repubblica Vito Antonio Perri-
no così ha scritto: «Galeotto fu lo studio dell’av-
vocato Giovanni Caputo, in Piazza Sedile, dove
ogni sera, e così quasi ininterrottamente per circa
trent’anni, si riuniva un nutrito gruppo di amici di
diversa estrazione professionale e fede politica. Si
discuteva un po’ di tutto, ma specialmente di fatti
e vicende locali, era in quello studio legale che si
decidevano le sorti della città».
L’avvocato Caputo, civilista, penalista e spe-
cializzato nel diritto della navigazione, convinto
“seguace” di Francesco Carnelutti, con altri colle-
ghi, quali gli avvocati: Vincenzo Fiori, Giuseppe e
Pietro Lucarini, Antonio Caiulo, Corradino Panico
Sarcinella e Giovanni Guadalupi, contribuiva per
intraprendenza, preparazione ed ecletticità a far
valicare alla “scuola” di giuristi brindisini i confini
territoriali regionali.
Questi avvocati cercavano di risolvere, nel mi-
gliore dei modi, le varie beghe che preoccupava-
no e infastidivano i brindisini.
Giovanni Caputo, “Nino” per parenti ed amici, “Don Nino” Caputo fu presto uomo pubblico:
era nato a Brindisi il 7 maggio 1894, dopo aver dall’1 gennaio 1933 e per venti anni, fino al 31
compiuto gli studi classici a Lecce, frequentò la dicembre 1952, fu vice pretore della Pretura di
Regia Università “Federico II” di Napoli, dove si Brindisi; dall’1 gennaio 1939 e, ininterrottamente,
laureò in giurisprudenza, con il massimo dei voti, fino alla morte, fu consigliere-censore della Banca
il 3 luglio 1920. Nell’ateneo napoletano gli furono d’Italia, succursale di Brindisi; presidente del comi-
maestri eminenti docenti, qui ebbe modo di ap- tato provinciale della Croce Rossa Italiana dal 1945
prendere e interiorizzare al meglio l’arte forense; al 1961; ricoprì incarichi come componente effet-
uomo retto e ottimo oratore, assolse gli impegni tivo nella Commissione provinciale delle imposte,
della professione forense e i casi che gli venivano nonché componente effettivo della giunta provin-
affidati con passione, nell’interesse del popolo, ciale amministrativa; deputato provinciale dal 1948
dell’equità e soprattutto della giustizia, convinto al 1952 fece parte del consiglio d’amministrazio-
com’era che la giustizia è sovrana e indipendente ne dell’ospedale “Antonio Di Summa”, dal 1948
ad ogni intervento di parte. al 1952. Nel suo studio di piazza Sedile, oltre che